rinascite
Un anno fa’ ci siamo incontrate per la prima volta.
Quel pomeriggio c’era un campo magnetico attorno a te. Piccola nella statura ma con un’aurea alta ben oltre l’orizzonte, con un sorriso ed una voce squillanti che svettavano sopra il ciarlare delle masse. Fu una gioia incontrarti, dopo le telefonate scambiate, in cui per assurdo già mi parlavi come se ci conoscessimo da tempo.
Io, non avvezza a tante attenzioni, ero tesa e stavo sulle mie, pur riconoscendo ogni tuo gesto sincero, ogni tua parola di apprezzamento onesta e sentita, avevo quel timore di fondo di chi trema per non credere.
Dopo quell’evento abbiamo continuato a sentirci, un saluto, un like sui social e poi un mese dopo quel nostro incontro, mi hai spronata a dipingere “più in grande”, non eri l’unica a farlo … , ma te mi hai fornito un obiettivo: la partecipazione ad un evento.
Ho accettato non perché mi fidassi di me, di ciò che ero in grado di poter fare, ho accettato per te, perché mi sono vista attraverso i tuoi occhi. Te che, mi hai confidato, ti sei chiesta tante volte perché mi avessi coinvolta, avevi seguito un istinto.
E avevi ragione. Fu veramente emozionante lavorare al progetto e viverne il risultato insieme a te! Diedi finalmente voce ad una parte di me che per timore di non riuscire, di sprecare (cosa poi chissà: tempo? Carta? Colori?) … non aveva mai osato. Quanti tubetti intonsi per anni ho custodito nei cassetti!!! Grazie è riduttivo, ma te lo dirò sempre.
Ascoltarti ha il fascino delle sirene.
Incanti, catturi l’attenzione che resta alta; vorrei avere un registratore nelle orecchie per appuntare la tua saggezza e tornare a riflettere e fissare ogni singolo incastro di parole.
Sai entrare dentro le persone smascherando volti e liberando sentimenti da pelli callose.
Giorni fa una persona mi ha detto: “ … quando parli con gli artisti, finisci per parlare di tante cose, tranne che di arte!”.
Con te non può essere che così! Anche se poi l’arte te la metti ovunque: nelle piante, nei mobili, per non parlare della cucina!
Hai una vita pazzesca, di cui condividi dettagli, aneddoti, sempre finalizzando insegnamenti, pietre preziose da incastonare nel puzzle della tua storia.
Una storia che ho approfondito solo pochi giorni fa.
Incredibile, davvero non avrei mai immaginato!
Ed incredibile è stato entrare in casa tua, no non voglio chiamarla riduttivamente casa, sono entrata nel tuo atelier.
Il tavolo è il trono di un cavalletto da pittore. Colori, pennelli, la tela in corso di realizzazione ancora lì, “finché il titolo non arriva l’opera non è finita”, lei che ti chiama di notte, sirena anch’essa nata dalle tue mani.
Abbiamo parlato di “creazione”, dell’”essere donna”, argomenti che si mescolano tra sangue e mani, ma il cuore c’è sempre nel mezzo.
Quante tele che vivono alle pareti ed in ogni angolo della tua casa-atelier, già perché stando tra i tuoi quadri ho capito che le tele sono vive e vogliono essere viste. Sono piene di energia e vibrano, casse di risonanza di notti insonni, incubi e sogni. Mentre parlavi immaginavo le tue mani muoversi e prendere i colori quasi alla cieca. Poi (inspiegabilmente solo per i profani) appare qualcosa che ha un senso, che va oltre il pensiero iniziale. È un flusso che esce da te? Oppure sei te ad essere strumento di questo flusso?
Hai iniziato tardi a dipingere, ti sei scoperta o forse ritrovata, ma non ti sei più fermata. Sì perché il fare arte è una droga, un desiderio che quando è bloccato crea malesseri che imputridiscono l’essere e scrollarseli di dosso è difficile, più che guardarsi dentro.
“Bisogna sentire il proprio corpo” questo mi hai detto.
Il tuo corpo parla attraverso setole e colori, per raccontarsi nelle tele.
Mi chiedo come hai fatto con la famiglia, il lavoro, a creare così tanto? Un patrimonio enorme di opere, premi, riconoscimenti. Abbiamo parlato della “solitudine”, ma quest’ultima è quella che forse ti ha pesato di meno perché avevi te stessa …. e l’arte.
Racconti con energia come un giorno il conto dei tuoi anni si è azzerato e te hai ripreso da dove avevi lasciato, quando chissà chi eri. Un’amazzone, un guerriero, una musa, o una pittrice che osservava il mondo con attenzione e sensibilità e chiedeva ardentemente di tornare in vita.
Forse in un’altra epoca avevi già sviscerato il reale, ora era giunto il momento di dedicarti al trascendente.
Oggi pennellate diluite, fluide coprono il supporto, facendo emergere figure inaspettate eppure presenti nel tuo inconscio, che capta ogni energia passante.
Titoli pazzeschi: ma ne vogliamo parlare? Ma come ti vengono? “Arrivano” lo dici con l’ingenuità di una fanciulla che constata un dato oggettivo, ma di reale c’è ben poco, te semplicemente non puoi farci niente: sei un tramite.
Titoli che sono un mix di misticismo, potenza, sentenze e dogmi. Neanche un accento è fuori posto, parole e colori si mescolano uniti in un vicolo perfetto.
Una persona ti ha detto che vi si potrebbe scrivere romanzi con i tuoi titoli: vero, perché sono finestre che si aprono sulla mente, attraverso i tuoi titoli si può viaggiare.
Così come i tuoi quadri hanno il potere di aprire i sarcofagi del corpo, quel corpo che chiede di liberarsi per esprimersi.
Opere che arrivano come onde d’urto e attraversano i sensi, la vista esplode, le orecchie si incantano, la mente si interroga, il cuore batte, irrefrenabile arriva il desiderio di toccarle.
L’ho fatto.
Nessuna foto restituirà l’incanto.
