giorni che corrono
I giorni ultimamente sono corsi come treni, di quelli che vorresti prendere al volo, ma finisci per arrivare al binario con il fiatone e il monitor partenze che si aggiorna per la prossima corsa.
“Dai Silvia, però a Dicembre un “treno al volo” l’hai preso.” È vero, di quelli dove si incontrano nuovi amici. Sono arrivata così a Perugia, in una serata fredda, con il centro storico immerso in una nebbia che non si vedeva da anni (così mi hanno raccontato) e Corso Vannucci illuminato a festa da “Concerto in piazza”, le luminarie artistiche di Mimmo Paladino.
Originali e festose; ispirate, nelle strutture di base alla tradizione delle luminarie italiane e nella simbologia agli elementi storici perugini.
Mi hanno messo il sorriso addosso, eppure è un fatto che sono state capaci di dividere il popolo, neanche fossero tornati Guelfi e Ghibellini.
Quanti pensieri ho elaborato sul coinvolgimento di artisti, durante il Natale, per realizzare installazioni.
Anche a Roma se ne sono viste, ma di dubbio gusto a parer mio.
All’artista portoghese Joana Vasconcelos, ne sono state commissionate ben due di opere: “Solitario” sul bel vedere del Pincio (che neanche a Porta Portese), e “Venus: I’ll Be Your Mirror” a Piazza Mignanelli, davanti al suo committente. Che dire, lo ammetto, la moda non è il mio forte.
Non saprei neanche se la proposta di Bologna, con “Iwagumi Dismisura” degli australiani Eness, è più nelle mie corde, anche lì, occhio da Garfield e proseguo dritta.
Cosa mi ha emozionato è durato poco e a Natale non c’è arrivato: sempre a Roma “Luminis” di Mario Carlo Iusi. Sarà che l’artista ha ampliamente condiviso il processo creativo e realizzativo, sarà la poesia che sprigionava di notte dall’alto degli argini o lo stupore che provocava una volta scesi giù sulle sponde. Ecco certe installazioni dovrebbero essere permanenti!
Dicembre resta il mese che come ogni anno dimostra quanto l’urbanistica di Roma sia oramai al collasso.
Dopo anni di lavori e con una stazione metro già esistente, è stata aperta la nuova stazione Colosseo, a Giubileo finito. Subito dopo, per placare animi infervorati e coscienze sporche, sono state lanciate le pubblicità dei nuovi prolungamenti, delle nuove stazioni, addirittura la metro D: “ … per arrivare in luoghi dove voi umani … “…. Ma de chè!
Dicembre a Roma è una scommessa: automobile, motorino, mezzi pubblici, metro …. a fine settimana sono più le ore trascorse in spostamenti che in qualsiasi altra attività.
E così avrei voluto vedere la nuova stazione museo, ed invece sono capitata per caso nei pressi della nuova uscita di Porta Metronia della Metro C. Mi ci ha portato Waze nella ricerca rocambolesca di una strada alternativa. Nel vederla così all’improvviso ho pensato: “Oibò, sono ancora a Roma?” tale è l’aspetto fashion style: pietra, corten, diagonali, cugni, dislivelli; credevo di essere in qualche capitale Europa. “Tranquilla Silvia, ecco via Sannio, con il suo storico e rassicurante mercato che blocca la strada e devi aggirare”.
Dicembre è la corsa ai regali, è gli appuntamenti disdetti perché non riesci a salutare tutti, è la telefonata che non vedevi l’ora di fare, è i clienti che vogliono tutto entro Natale (ma anche a loro chiederanno lo stesso?) e te lavori cercando priorità che sfuggono; è auguri a te e famiglia, è dove passi il Capodanno e poi arriva la notizia che non vorresti mai sentire.
Ragazzi morti come sorci.
Vedevo i servizi incredula. Un occhio alla tv, l’altro scandagliava i ricordi che si affollavano nella mente. Clienti che vogliono risparmiare, progettisti che non conoscono il settore e arrivano a progetto finito a chiedere cosa devono fare, per poi dire che non vogliono cambiare niente di ciò che hanno fatto perché è tardi, costa troppo o chissà cos’altro.
Lo stomaco mi si aggroviglia.
Ho pensato che sono contenta di aver preso l’abilitazione, saper progettare l’antincendio è fondamentale, dovrebbe essere materia di esami universitari perché tutti i progettisti dovrebbero conoscerne le regole e le metodiche progettuali.
Ma questa mia puerile gioia non può lavare lacrime, può solo vedere ora in Tv la messa in pratica degli orrori studiati: tipologia di materiali, fumi caldi, esalazioni tossiche, triangolo del fuoco, dripping, ossigeno che porta a esplosione, flashover ….
Hanno avuto a disposizione 140 secondi per reagire/fuggire, così dicono.
2,33 minuti.
Dicembre è finito e mi sono ritrovata veramente sul binario di una stazione progettata da Theo Hotz, a guardare treni partire, sotto una pensilina spaziale.
Ho pensato al tempo che passa, a quanto mi piace la voce che si sente in stazione scandire partenze e arrivi, a quante cose ho da fare, ai sogni infranti, a quelli che potrebbero arrivare, a quanto avrei voluto un biglietto per prenderlo davvero quel treno, giusto per vedere dove portava, anche solo per gustarmi un tratto del viaggio.
Dicembre è sempre un mese caotico, forse il più caotico dell’anno e se perdi il treno, beh la mia teoria è che non è un problema: si aspetta il prossimo guardando l’orizzonte e assaporando il silenzio dei binari.
