pennellate tra input e storie
Ricordo che mentre passeggiavo nella splendida cornice della Rocca dei Borgia, immersa in un allestimento curato in ogni dettaglio da un’attenta e sorprendete padrona di casa, notai le pennellate di un quadro.
Mi trovavo al DivinArte di Nepi, esponevo anche io grazie a Simona Benedetti, che mi aveva accolta e mi aveva dato fiducia e grazie soprattutto a Renée che mi aveva spronata a partecipare.
Troverò il modo di ringraziarle!
Fu lì tra i tanti artisti partecipanti che mi colpì in particolare un quadro, non conoscevo l’autore, ma mi fermai più volte a guardare la sua tecnica. Aveva centrato la tematica, era un’opera interessante. C’era una forza emotiva nei gesti, si sentivano tra i colori.
Sentivo coerenza, esperienza, equilibrio.
Fotografai la targhetta con il nome.
Lo trovai e scoprii che avevamo dei punti in comune, inattesi per me: la scenografia, la fotografia e le Marche, si perchè lui vive lì, incontrarlo sarebbe stato difficile.
“…figurati se ti da’ retta!”, e niente, Sabotatore è sempre pronto con una buona parola.
Sono passati cinque mesi ed io ancora ci pensavo, così mi sono decisa a contattarlo.
Ho trovato una persona curiosa, gentile e disponibile. Risolta la modalità tecnica, abbiamo definito il giorno dell’intervista.
Gian Domenico si è aperto con una tale spontaneità, che mi sono sentita a casa da un amico!
Non abbiamo parlato di tecnica e pennellate, ma delle tante vicende ed emozioni che lo hanno segnato, tra ricordi belli, l’infanzia e un pizzico di polemica che non guasta mai.
Venti anni da pittore, tutti in evoluzione dove ogni quadro parla e lui con gioia ed entusiasmo ne racconta la storia.
L’intervista è lunga ed io non voglio trattenervi oltre.
Lieta di aver superato le barriere fisiche, certa che un giorno ci incontreremo.
