la chiave giusta
Due anni fa mentre seguivo il filo delle mie radici, scappando da emozioni più grandi di me, mi sono ritrovata a Vitorchiano. Ricordo che entrai nella Chiesa della SS. Trinità, restando per un po’ ad ammirare la statua della Madonna, a cui mancavano alcune falangi di una mano. Mi sono chiesta se oggi qualcuno, un cittadino qualunque, pagherebbe un restauratore, solo per ridare piena vita a un’opera d’arte realizzata da un artigiano secoli fa’. Da un artigiano che oggi nel sentire comune è sicuramente visto come un’artista, mentre ieri, chissà … magari era solo un uomo di bottega, chiamato da qualcuno che per devozione ordinò la statua che oggi è ancora lì.
Già, cos’è un’opera d’arte?
Oggi consideriamo tali, oggetti creati nelle botteghe degli artigiani, dove si realizzavano in serie paramenti sacri, dipinti di vergini e statue di santi. Il più delle volte non ne conosciamo l’autore, ma l’appartenenza a uno stile, ad una scuola, ad un luogo. Ma oggi cosa siamo pronti a considerare arte? Per me dove sta quel confine, esiste?
… e l’artigianato?
Mi interrogai su molte cose, seduta tra quei banchi vuoti, il vociare del paese lì dentro non arrivava, ero sola con i miei pensieri ed un cuoricino spigoloso tra le mani, quasi un ex voto. Di nuovo guardai quella mano divelta e benedicente, cercavo di rasserenare il cuore.
Uscendo tornai alla luce di quella bella giornata, la mente si era svuotata pur senza trovare conforto. Notai un’insegna accogliente che mi invitava a salire pochi gradini, per arrivare ad aprire una porticina bianca, sembrava un mondo di meraviglie pieno di colori, era la porta de “La prima stanza home gallery”.
Un giro veloce, due chiacchiere per conoscersi, il sorriso rassicurante di Gianluca, i magnifici baffetti di Fabio pronto a mettermi a mio agio, “… vi seguirò sui social!”, poi scappai via con un uccellino di ceramica tra le mani.
Quella galleria inaspettata aveva fatto breccia nel mio immaginario, dovevo tornarci, così (pur mettendoci un po’ di tempo) finalmente ho organizzando un’allegra brigata e sono tornata a Vitorchiano.
La galleria nel frattempo ha fatto uscire la sua energia oltre quella porticina bianca, un drago luminoso oggi esce dalla finestra del laboratorio al terzo piano per segnare la via d’ingresso, la facciata del Comune si è contaminata con una loro installazione che nessuno sembra voler togliere.
Sono le chiavi della città, oppure chissà che invece non siano le chiavi del cuore, quelle che si cercano per aprire animi chiusi, quelle di un antico portone che non si vuole buttar via, quelle di un infantile diario segreto.
Gianluca e Fabio i due artisti della galleria, sono partiti da una storia vera di Vitorchiano, per realizzare questa installazione allegra e molto fotografata; una piccola didascalia, senza troppa invadenza, ne racconta le origini profonde, che fanno sentire il senso di casa e di appartenenza.
Loro hanno scelto di allontanarsi dal caos della città e travasati in questo piccolo borgo hanno pian piano messo radici, trovando la chiave della porta che li ha accolti.
Oggi la via è popolata da un’altra bottega di ceramica, da loro installazioni che si nutrono della curiosità delle persone e di chi mostra un animo aperto al linguaggio universale dell’arte.
La prima volta che entrai mi accolse il profumo di un sugo al pomodoro, la cucina è sul retro e da lì arrivano tisane e caffè per gli ospiti, il calore festante di amici a quattro zampe avvolge ogni viandante: è come entrare a casa di amici.
È un luogo dove i pregiudizi si abbattono: è una galleria ma è anche una casa, è uno spazio espositivo ma è anche un laboratorio, è un luogo diverso dagli altri ma dove si può essere semplicemente se stessi.
Tutte le opere esposte sono scaturite dalla fantasia libera e incontaminata dei due artisti.
Oggetti nati dal recupero dei materiali più comuni, che tra le loro mani cambiano natura a tal punto che solo a uno sguardo attento, se ne capisce la materia prima. Fascette, plastica, fili di ferro, numeri della tombola, lampadine, pezzi di legno … solo se si è attenti si vedono. E poi ci sono ceramiche smaltate, stampe, xilografie, sculture zoo e antropomorfe. Gli occhi non sanno dove posarsi!
In questa mia seconda visita, nel sorseggiare una calda tisana, ho sentito il profumo della fanciullezza e della libertà.
Cosa è artigianato? La domanda che mi ero posta quel giorno in chiesa attendeva ancora soluzione.
Gianluca mi ha risposto con la dolcezza di chi questo pensiero l’ha elaborato da tempo.
Forse negli anni gli artisti si sono presi talmente sul serio che sono diventati adulti senza spirito?
Nel caos dell’allegra brigata ho colto quanto siano scomode le caselle, le definizioni, perché calzano sempre strette o larghe e di Cenerentola ce né una sola.
La verità è che attraverso la libertà dell’animo si resta bambini, e con le capacità degli adulti si è in grado di dare vita ai sogni.
Nella galleria sono esposte per lo più opere che sono state parte di installazioni più ampie, come le ceramiche dedicate a “Carolina e Ferdinando” assolutamente uniche, o quelle di “Nidi, esche e trappole” e la “Sezione di cielo minato” che ho trovato fantastica, le “Favole del futuro” adorabili e tante altre.
Mondi che partono da una favola, per costruirne un’altra nella mente dell’osservatore e condurlo per mano verso un pensiero nuovo e tutto suo.
Gianluca è l’uomo dei sogni, Fabio è un designer dai pezzi iconici, entrambi manipolano la materia per manipolare l’immaginazione.
Ogni oggetto, che in realtà non è più tale, è una rivisitazione di simboli della tradizione, come cornucopie, teche devozionali, personaggi storici, accessori; tutto è riletto con libertà e solo apparentemente, senza prendersi troppo sul serio. Già perché non appena si chiede agli autori di parlare di un’opera, ci si rende conto che in qualcosa di semplice, capace di donare sorrisi, in realtà c’è tanta ispirazione, ricerca, pensiero, desiderio di donare un momento di riflessione a chi vorrà con curiosità soffermarsi per addentrarsi oltre le semplici apparenze.
Le “circo-stanze” che lì per lì incantano e fanno sorridere, raccontate da Gianluca, mentre accende e spegne le luci, hanno la capacità di sciogliere il cuore e farti pensare alla tua vita.
La “volpe con il pentolone” … ma che favola sarà? E perché sforzarsi di ricordare quando si potrebbe inventare?
Insomma, non è un negozio e non tutto è in vendita proprio perché pronto a prendere il largo per nuove fantastiche avventure espositive, ma certo non si può andar via senza qualcosa, perché un pezzetto della magia della galleria possa brillare in casa propria.
Questa volta è stata una “mostriciotola” un po’ “mondriana” a venire via con me.
Ho capito che cercare definizioni è inutile: l’espressione libera di se stessi, questa è arte. La capacità di applicare tecniche storicizzate e trasformare un oggetto di uso comune, un significato noto, in qualcosa di nuovo e unico, capace di fare breccia anche nel cuore di chi non è avvezzo alla visione artistica.
È arte la capacità di stratificare il significato di ciò che si è realizzato rendendolo accessibile alle vari scale di età e cultura, senza discriminare, senza incasellare, senza distinzioni.
È arte ciò che crea visioni.
Bisogna trovare la chiave giusta per aprire la porta del proprio cuore bambino, quando si inizia a salire le scale che conducono alla porticina bianca de “La prima stanza home gallery”, il resto è scoperta.
PS: In questa occasione non sono potuta entrare a salutare la statua nella Chiesa della SS. Trinità, perché era chiusa. Forse quel giorno mi ha sentita talmente ingarbugliata nell’anima, che mi ha fatto trovare la chiave di cui avevo bisogno.





