dematerializzati
Dematerializzati.
Questo siamo ogni passo in più che facciamo nella nostra evoluzione: ci assembliamo in pixel, lasciamo la cellulosa e ci disperdiamo nei server.
Dematerializzati.
Con gli indici scansionati e neanche più inchiostrati.
Una corsa contro il tempo per cipparci, schedarci e poi password, pin, puc, gulp!
Licenze software on Line, credenziali che improvvisamente, quando finalmente ti servono, devi rinnovare e guarda caso, pagare.
QRcode come “apriti sesamo”.
Convalide, e-mail, numeri seriali che scadono: 3-2-1 bum … ! Torna alla casella iniziale.
Dematerializzati.
Timbri professionali che oggi sono plastica vintage, sostituiti da OTP ai quali arrivi con mille passaggi machiavellici: praticamente Risico.
Biglietti on Line, persino per entrare in metro, basta la “carta”.
Paradossi di parole con nuovi significati.
Dematerializzati.
Una scritta simpatica afferma: “Per risparmiare la carta della raccomandata”, già ti mandano una procedura per scaricare la multa, ovviamente a mezzo raccomandata … cartacea!
Contraddizioni in termini!
Dematerializzati.
Siamo codici a barre ambulanti.
Poi domani va via la corrente e finiremo per inventarci un nome nuovo, come Rose Dowson dopo il disastro.
Torneremo padroni di una identità che oggi è sempre meno nostra.
Dematerializzati ma …
…. poi ci sono quintali di carta inutile che nessuno legge, da tenere in cantiere.
Quintali di roba che potrebbero essere un morbido cuscino ed invece sono ingombro di faldoni buttati a destra e manca, sporchi di polvere.
Perché finiamo per sintetizzare fino a farlo scomparire, quello che più ci rappresenta: la nostra identità,
e svisceriamo in modo logorroico ciò che diventa controllo altrui, fino a farne perdere il senso.
Insegnamenti necessari alla sicurezza di tutti, diventano atti noiosi e formali, ingombrati di pagine di norme e cavilli che solo un burocrate può capire.
Trincerati dietro pile di documenti si combatte una guerra tra poveri dove a perdere è sempre il più debole, che viveva coraggiosamente la sua vita.
Dematerializzata onestà intellettuale.
Dematerializzati
Si dirà ancora scartoffie tra un po’ quando di carta non saranno neanche più i soldi?
Dematerializzati pure quelli!
Puff!
Oggi si paga con il telefono o con quello che un tempo era un mero “orologio”.
La musica non passa più nei solchi e nemmeno nei pit e land, oggi è su spotify. Nuove frontiere del “mio”.
Dematerializzati.
“Perché così ho sempre tutto con me. I sistemi si parlano!”
Bho!?!
Vedere un film in DVD è roba da “vecchi che usano le mani” (come dicevano dei bimbi a Martin), oggi sono su RAYPLAY mentre i telecomandi te li danno già con il tasto Netflix.
Dematerializzati.
Anche i sentimenti sono nell’etere, perché oramai non si esce più.
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Scrivo e mi sento svuotata, perché appartengono ad un sistema che non mi rappresenta. Viviamo in una perenne corsa all’oro dove se ti tiri indietro sei solo un fesso perché tanto al posto tuo ci sarà un altro che farà ciò che non volevi fare.
Avatar
In città che fagocitano, “avanti il prossimo!”
Dematerializzati….
… anche i nodi in gola, perché non trapelano più.
Telefoni pieni di note e messaggi cancellati, scritti in grafie standardizzate, mentre giacciono quaderni intonsi acquistati compulsivamente solo per le copertine.
